Le umiliazioni di Davide e i consigli di Achitòfel
Durante la fuga, Davide viene insultato e maledetto da Simei della casa di Saul, ma accetta l'umiliazione come una prova inviata da Dio. Nel frattempo, Assalonne entra a Gerusalemme e, su suggerimento di Achitòfel, compie l'atto simbolico di possedere le concubine del padre per rendere insanabile la rottura. Davide invia l'amico Cusai per contrastare i piani di Achitòfel e agire come spia all'interno della corte dell'usurpatore. Il capitolo descrive un momento di estrema debolezza per il re, circondato da tradimenti ma ancora fiducioso nella misericordia del Signore.